Gli aspetti ambivalenti degli archetipi primordiali

 

È assolutamente vero che archetipi primordiali debbano essere liberati dalle degenerazioni primitive: per il figlio l’archetipo materno negativo della supermamma, madre simbiotica, madre complice, madre incestuosa, madre iperprotettiva, madre anaffettiva e distaccata, iperprotettiva, ecc.; per la figlia l’archetipo materno negativo della rivalità femminile nel possesso del maschio e nell’esercizio del potere domestico.

L’archetipo paterno negativo per il figlio maschio implica la rivalità, la successione, la conquista e/o la consegna delle chiavi del mondo; per la figlia l’incesto affettivo, il timore della differenza, la distanza paterna, il desiderio di esclusività relazionale e il bisogno di sentirsi la preferita.

Anche nella relazione matrimoniale intervengono gli archetipi negativi: il marito padre, il marito madre, la moglie madre, la moglie figlia, la moglie padre, la coppia di fratelli, i complici nella sessualità…

Tutte queste variazioni relazionali, anche fisiologiche, nella coppia sottendono alle crisi ricorrenti che conducono alla violenza domestica: abusi sessuali, aggressione fisica, minacce di aggressione, intimidazione, controllo, stalking, violenza psicologica, trascuratezza, deprivazione economica.

Le indagini vittimologiche quantificano la dimensione in Italia in 6.743.000 le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita, e in circa 900.000 i ricatti sessuali sul lavoro. 14,3% delle donne ha subito almeno una violenza fisica o sessuale all’interno della relazione di coppia (da un partner o da un ex partner), il 24,7% da un altro uomo; le violenze non denunciate sono stimate attorno al 96% se subite da un non partner, al 93% se subite dal partner; la maggioranza delle vittime ha subito più episodi di violenza, nel 67,1% da parte del partner, nel 52,9% dal non partner, nel 21% violenza sia in famiglia che fuori; 674.000 donne hanno subito violenze ripetute dal partner e avevano figli al momento della violenza.

Le vittime sono per il 64,8% femmine, per il 33,9% maschi; gli autori sono maschi nel 68,5%, femmine nel 27,7%; la maggioranza delle vittime è di nazionalità italiana (71,6%), il 28,4% è straniera; assunzione di alcol, “futili motivi” e problemi connessi alla separazione o alla rottura della coppia sono le motivazioni delle condotte violente maggiormente esplicitate; nel 70,5% la vittima è percossa con pugni, calci, ecc., per lo più alla testa, alla faccia o al collo; oltre il 40% presenta lesività (contusioni, ecchimosi, ematomi etc..) in molte parti corpo; nel 30% dei casi si tratta di “violenza reciproca”, e cioè entrambe le parti, nel medesimo episodio o in momenti diversi, sono sia vittima che autore.

L’insieme di questi dati presenta un universo relazionale terribile e in costante espansione, forse interpretabile, da un lato, come esito della crisi della famiglia tradizionale, dall’altro, come regressione verso il primitivo da parte di coloro che non riescono a trovare la propria collocazione relazionale in un nuovo contesto senza più punti di riferimento tradizionali e senza elementi discriminatori tra relazioni affettive e non affettive.

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